Maria Will 2
Racconti dal Giardino
Trascrizione della presentazione orale alla vernice della mostra personale di Aurora Ghielmini Racconti dal giardino Giubiasco, Galleria Job, 11 ottobre 2025

Tutti i bambini del mondo hanno diritto a nascere fortunati e a crescere felici. Invece sappiamo bene come e quanto questo diritto fondamentale viene largamente disatteso e negato. E di questo si ha dolore.
Ma, portando lo sguardo nei nostri paraggi, possiamo rallegrarci che, tra molte altre belle cose che riguardano l’attenzione verso i più piccoli, possiamo rallegrarci che ai bambini che frequentano l’asilo di Comano, da qualche anno, è stato regalato un piccolo grande motivo per crescere felici.
Nel 2015 infatti Aurora Ghielmini è stata chiamata a realizzare la decorazione del refettorio del nuovo asilo, progettato dallo Studio di architettura Boltas Bianchi. Su diverse pareti per una lunghezza totale di poco meno di 20 metri e con un’altezza di tre metri, Aurora Ghielmini ha fatto correre un fregio che deve qualcosa – o deve molto – ai volteggi aerei di Chagall. Come in Chagall, anche nel lavoro di Comano uomini, cioè in questo caso: bambini e animali e fiori e frutti e alberi, bambini e natura insomma formano un insieme armonico e interdipendente. E nella figura della mucca sulla quale traspare il vitellino che porta ancora nel ventre, il richiamo alla poetica di Chagall diventa persino citazione.
Citazione volontaria o inconscia che sia, conta poco: a contare è l’assunzione da parte di Aurora Ghielmini di quel senso di comunione profonda fra tutte le creature animali – uomo compreso – e vegetali, legate fra loro dal comune consistere di natura, dall’essere nient’altro che natura. È questo sentimento che dà l’impronta alla sua intera attività e che fa la sua originalità.
Richiamare alla mente l’importante intervento pittorico di Aurora Ghielmini a Comano (di cui potete farvi un’idea sfogliando la pubblicazione “Murales” che è disponibile in Galleria) vale a complemento della personalità creativa che viene rimandata dalla mostra di oggi: quella cioè di un’artista che si lascia apprezzare per la delicatezza e la felicità di mano nel piccolo e medio formato, con una speciale inclinazione verso l’illustrazione e verso la messa in figura di racconti, come anche il titolo della mostra viene a ricordare.
Quel richiamo a Comano è utile insomma per intendere le capacità e le potenzialità su scala monumentale di Aurora Ghielmini, di cui sono prova anche le tre figure in terracotta a grandezza naturale collocate negli spazi esterni di Casa Serena a Lugano così come la stele sulla piazza a lago di Riva San Vitale.
Ed inoltre quel lavoro di Comano suggerisce un altro aspetto fondamentale del lavoro di Aurora Ghielmini: alludo all’atmosfera fiabesca da cui sono avvolte le sue opere, atmosfera che, se là nel refettorio dell’asilo riverbera la più pura gioia di vivere, altrove, come nelle opere esposte qui a Giubiasco, si carica di serenità, mistero e sogno. Per trovare alla fine innegabili vibrazioni di una spontanea e ardente spiritualità.
Secondo quanto afferma la stessa Aurora Ghielmini, questa sua più recente produzione presentata oggi si lega alle riflessioni suggerite dalla sua esperienza nella cura del giardino, a contatto diretto con la terra. Per lei il giardino è luogo-simbolo per eccellenza, capace di racchiudere e rappresentare l’essenza della vita; oltre che luogo esclusivo di raccoglimento interiore.
La propensione di Aurora Ghielmini a estrarre dalla realtà segni e figure significanti, allusive di qualcosa che va oltre la forma e l’oggetto visibili, si rivela con grande chiarezza già dal primo approccio con le sue opere. E la sua ricerca in questa direzione è arrivata al punto da selezionare e allineare tutto un proprio repertorio o potremmo anche dire vocabolario di immagini simboliche. Che so? la melagrana piuttosto che il seme, la foglia e il fiore, la piuma e le ali, l’albero, le stelle, il cane e il gatto e via elencando.
In un modo tutto suo e – va detto – in un modo tutto impregnato e improntato da una grazia e da una sensibilità inconfondibilmente femminili, potremmo forse azzardare un suo accostamento a certi stilemi della corrente contemporanea della cosiddetta Transavanguardia; a certi percorsi in particolare come quello ad esempio di un Enzo Cucchi (che tra parentesi ha lavorato nel teatro, come vi ha lavorato con una certa continuità Aurora Ghielmini, segnatamente nel campo della creazione dei costumi teatrali).
Certo è che la figurazione di Aurora Ghielmini cela a suo sostegno varie sottili memorie che risalgono i secoli della storia dell’arte. A partire dalla memoria della solennità e dell’armonico equilibrio di Piero della Francesca fino all’esempio del disegno lineare e fluente della Primavera piuttosto che della Nascita di Venere del Botticelli.
E se si fosse tentati di definire la maniera di Aurora Ghielmini come un nuovo stile floreale, ecco che si presenta un’altra parentela illustre, quella con la grande stagione del liberty e con la sua centralità dell’ispirazione alla natura – letteralmente ricalcata dal più piccolo oggetto fino all’architettura, dal vaso al palazzo – e sia della sua rivoluzionaria valorizzazione della decorazione, intesa come componente fondamentale della vita e del buon vivere.
Quell’aura sacrale, poi, di cui vivono i personaggi raffigurati da Aurora Ghielmini, diventa anche più esplicita nelle opere modellate nell’argilla e poi cotte nel forno ceramico. Anche qui le suggestioni sono incalzanti e chi vi potrà legittimamente scorgere l’ispirazione all’arte egizia e chi invece alla statuaria etrusca (del resto Aurora Ghielmini vive tra il Ticino e l’Umbria, terra di grande storia etrusca).
Sempre, tuttavia, non si dovrà perdere di vista che l’elemento imprescindibile e totalizzante nell’opera di Ghielmini è costituito dalla natura, come sottolinea a giusto proposito Stefano Stoja. Studioso di letteratura italiana del Novecento attivo anche in Ticino, Stoja conosce da vicino l’arte di Aurora Ghielmini e ne ha scritto in precedenza mettendone in risalto la compatibilità, l’affinità con opere di poesia e di letteratura di varia epoca. Nel testo invece scritto per l’occasione di oggi e che è riportato nell’invito che avete ricevuto, Stoja osserva come il rapporto con la natura raggiunto da Aurora Ghielmini si sia fatto ancora più stretto di quanto già non lo fosse fino a ieri. Adesso, scrive Stoja, l’unione è diventata assoluta al punto che nel “Giardino” di Aurora Ghielmini non c’è più differenza tra «chi coltiva e chi è coltivato». «Questo è quello e quello è questo», conclude Stoja.
In tutto ciò, la vocazione che mi pare ha da sempre mosso l’impegno artistico di Aurora Ghielmini è una sorta di urgenza di portare sollievo e di medicare il dolore del mondo. Lasciando aperta la porta allo stupore del bambino, accogliendo nelle sue incantevoli immagini una fantasia di segno tanto delicato e al contempo incisivo, forte, per niente svenevole, Aurora Ghielmini effettivamente indica uno spiraglio di speranza per tutti, piccoli e grandi.
Maria Will, settembre 2025