Mara Folini

Il sopravvivere nella bellezza

Personale alla Galleria La Casa a Vaglio (Lugano) dal titolo …ti ascolto… – 2006

di Mara Folini

In antitesi al progresso globalizzante contemporaneità l’arte, dall’ispirazione generosa, dall’energia straripante e dalla mano felicissima di Aurora Ghielmini, vive un’incessante mediazione sull’uomo, sulla sua storia, sulla sua critica situazione presente, della insopprimibile aspirazione a sopravvivere nella bellezza.

Volti glabri, maschere o calchi di corpi che si interrogano tra il palpitare delle viscere, la sapienza storica di scritture erudite e di ricami artigianalmente valorizzati: misticismi della materia che si fanno simboli di unioni amorose epifaniche.

Un’arte generosa, ricca di emblemi della fantasia tanto sfrenata quanto controllata nella forma, che senza stasi sembra continuamente rinascere su se stessa.

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Aurora Ghielmini gioca con i colori, la materia, la storia

Mostra al Museo Archeologico di Amelia – TR, dal titolo Frammenti di tempo – racconti dall’Umbria – 2003

di Mara Folini

L‘opera di una artista dall’ispirazione generosa, dall’energia straripante e dall’elaborazione preziosa e sapiente, quale è Aurora Ghielmini, non offre la possibilità di facili schematizzazioni formali.

Conseguito il diploma al Centro Scolastico Industrie Artistiche di Lugano, la formazione della Ghielmini si approfondisce all’Accademia di Costume e Moda di Roma, che lascerà nella sua produzione artistica un segno sempre riconoscibile, nell’apprezzamento bozzettistico e illustrativo dei materiali e delle forme interpretati in modo personalissimo e originale.L’arte della Ghielmini procede in modo eruditamente artigianale, attraverso la valorizzazione intrinseca della materia che viene distillata in preziosismi vibranti e fantasiosi, dove nulla è lasciato al caso.

Si riscontrano suggestioni espressionistiche, sia nella scelta iconografica che nel trattamento sintattico delle forme e dei colori, sentiti — oltre la mimesis — come espressivi del proprio mondo soggettivo, che l’artista elabora liberamente in contaminazioni di linguaggio, ricche di citazioni storico-artistiche, che testimoniano il suo amore per la cultura dell’arte, quanto quello per gli aspetti più esistenziali della vita.

I RACCONTI DEL MELOGRANO 9 Olio su tela cm 90×80

I RACCONTI DEL MELOGRANO 9
Olio su tela – 2002
cm 90×80

Articolazioni dinamiche di forme, figure e oggetti simbolici, si integrano in sintesi dall’equilibrio classico, impreziosite da richiami bizantini che, accentrati attorno all’eterno tema del rapporto uomo-natura-alterità, rimandano alla dimensione a-storica di un assoluto tanto enigmatico quanto astratto.

Corpi di uomini e donne, o forse solo androgini inquietanti, sono tracciati nelle loro forme sintetiche, a volte avvolgenti e calde (la serie dei Racconti del melograno), altre sferzanti e fredde (Sepoltura, Incontro1, Incontro 2, Sguardo nel bosco) ma costantemente animate da un colore inteso come cifra emozionale, carica di significato simbolico.

Composizioni lineari, avvolgenti e armoniche si infrangono in pulsazioni di membra percorse da correnti occulte, che rimandano a un mondo altro emblematicamente ricercato nell’introversione solitaria di corpi in preghiera ascetica, ripiegati in sacra riflessione (La serie dei Silenzi, Fragile 3, Fragile 1), o protesi in sguardi interrogativi, pur privi di occhi e bocca, verso orizzonti lontani (In cammino, Sguardo d’estate), ma sempre interrelati al tessuto arcaico, significante, della storia e della natura di cui questi corpi sono l’espressione.

FRAGILE 3 Tecnica mista cm 30×30

FRAGILE 3
Tecnica mista – 2002
cm 30×30

Protagonista dell’opera della Ghielmini è la figura, uomo o donna che sia, iterata in svariatissime processioni seriali, che l’artista integra a sfondi mutevoli, contaminando pittura e scultura, invenzione e citazione, intuizione e reperto (resti di lettere, di pietre, di metalli, di aghi d’istrice, di impasti di carta materica e tattile).

L’arte è processo che si fa davanti all’occhio di chi osserva, tra pause e accelerazioni, in una varietà senza limiti dei materiali che l’artista impiega ricontestualizzandoli nel proprio linguaggio, con modi imperativi (le serie delle icone, ) o immaginativi più liberi e fantasiosi (serie dei melograni, dei silenzi e degli incontri).

Tra la Svizzera razionale e l’Umbria sensuale, l’arte di Aurora innalza a simbolo la terra, intesa come creazione, sostrato di ogni inizio e fine, dove l’impulso gestuale che anima le sue pitture e sculture è trattenuto da un desiderio di equilibrio formale, dal valore di messaggio universale che mantiene in classica forma lo sgorgare emotivo emozionale della vita.

Riferimenti alla storia dell’arte sono rintracciabili in tutta la produzione artistica della Ghielmini – dai reperti e dalle incisioni rupestri della Val Camonica, alla statuaria etrusco-romana e greco-ellenica, alle Icone e ai trittici medioevali, alla cinquecentesca Olimpia di Tiziano, fino all’amatissimo contemporaneo Mimmo Paladino che trasforma nel suo personalissimo declinare in una sorta di misticismo della materia e della forma, che va oltre ogni particolarismo regionale. Affascinata dalla ricerca di un paradiso perduto, di un significato ignoto e indiviso, l’utopia, in questo caso, mostra la sua faccia doppia, di mito che rivela il suo lato — oscuro e inquietante — di un disagio di civiltà che in esso si svela.

OLIMPIA Tempera su carta cm 20×30

OLIMPIA
Tempera su carta – 2000
cm 20×30

Recentissimo nell’opera di Aurora Ghielmini è, infine, l’avvio di quello che si può definire nuovo sperimentalismo linguistico, che costituisce il fondamento di questa mostra realizzata all’interno di un museo archeologico tra i più significativi della terra umbra. La Ghielmini ha iniziato una ricerca, ancora tutta in fieri, sulla composizione polimaterica che, pur autocitando ancora le sue espressive forme pittoriche, già annuncia quella liberazione dal segno descrittivo in intensi eclettici accostamenti, contaminazioni di materie le più diverse — impasti di carta e tele, metalli, reperti naturali, resti di pietre e frutti della campagna mediterranea — che integrandosi in formule compositive originali esprimono la loro propria autonomia significante, che riunisce le varie essenze della sua ricca storia in una sintesi di compiuta materialità (Fragile 1, 2, 3).

L’elemento umano, rappresentato sia dalle teste modellate in ceramica e argilla che da quelle pittoriche a tempera e acrilici, spesso richiama i volti glabri quasi maschere o calchi della sua precedente produzione, ma gli sfondi, appunto materici o dominati da un’unica tonalità di grafismi atmosferici (in blu, in rosso, in giallo assoluti) sono maggiormente ricchi, e lavorati con materiali eterogenei o segni simbolici che rimandano ad una mitologia più complessa ed esistenziale.

Questa mostra può essere quindi intesa come una serie di variazioni, il cui tema è impossibile racchiudere in definizioni assolute, ma del quale si può dire con certezza che vive di un incessante meditazione sull’uomo, sulla sua storia, sulla sua critica, sulla sua insopprimibile aspirazione a sopravvivere nella bellezza, ricercata nel sempre infinito assoluto presente.